28 giugno: giornata dell’incontinenza

Era il 10 maggio del 2006 quando venne indetta per il 28 giugno di ogni anno la giornata dell’incontinenza.
Oggi 28 giugno 2018 è la 13^giornata dell’incontinenza e, probabilmente, molti nemmeno lo sanno, forse ignorano del tutto l’esistenza di questa giornata.

Ma poi siamo proprio certi che serva una giornata dell’incontinenza?
Assolutamente si!!!

In Italia sono circa 5 milioni le persone incontinenti: in 5 milioni soffrono in modo più o meno severo di un disturbo che cambia le loro abitudini ed influenza le loro vite talvolta anche in modo pesante.
Alcune di queste persone si sono rivolte a medici e specialisti che hanno prescritto loro un trattamento da seguire mentre ad alcune è stato detto “eh ma sa alla sua età è normale…poi ha anche partorito!”.
Quasi la metà di loro non ha mai detto niente a nessuno e si limita ad arginare il problema con i presidi assorbenti presenti sul mercato.

La giornata dell’incontinenza quindi serve eccome e per svariati motivi:
– Per far sapere alla popolazione che l’incontinenza non è una cosa tanto rara, che può colpire uomini e donne non necessariamente anziani
– Per far sapere alle persone che soffrono di incontinenza, e che non ne parlano, che non sono da soli
– Per far sapere che ci sono cure
– Per far sapere che si può fare prevenzione

Tra i trattamenti proposti per l’incontinenza urinaria figura la riabilitazione del pavimento pelvico: le principali linee guida stabiliscono che ai pazienti con incontinenza devono essere proposti, prima di tutto, una valutazione del pavimento pelvico e sedute di riabilitazione.
Prendersi cura del proprio pavimento pelvico ed esercitare regolarmente la muscolatura pelvico, inoltre, è fondamentale per prevenire problemi di incontinenza.
La riabilitazione pelvi perineale, a differenza di altri trattamenti, non presenta particolari effetti collaterali e può essere fatta ad ogni età, inoltre diversi studi scientifici la ritengono utile nel trattamento dell’incontinenza sia da sola che in associazione ad altre terapie.
Purtroppo in Italia poche persone conoscono questa possibilità e anche alcuni professionisti della salute non sono adeguatamente informati in merito tanto da non presentarla al paziente come possibile trattamento.
Da ostetrica specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico mi capita di incontrare donne che soffrono di incontinenza che mi chiedono “perché nessuno parla mai della riabilitazione del pavimento pelvico mentre ci sono tante pubblicità di pannolini?”e, obiettivamente, come posso dar loro torto? Ogni giorno le pubblicità dei presidi assorbenti sono tantissime ma nel nostro Paese quasi la metà delle donne non sa cosa è il pavimento pelvico e che funzioni ha perché nessuno le informa.
Per questo riconosco grande valore a questa giornata: innanzitutto perché spero che chi soffre di incontinenza trovi il coraggio di rivolgersi a qualcuno per cercare una soluzione al problema; spero che nessuno si debba più abituare di perdere pipì perché “a una certa età è normale” (anche perché non è solo un “disturbo da vecchi”) e, non da ultimo, spero che questa giornata possa spingere le persone ma anche i professionisti sanitari a informarsi su tutte le terapie possibili e in particolare modo sulla riabilitazione del pavimento pelvico che in Italia, a differenza che in altri paesi europei, è ancora così poco praticata.

Se allattare lede la sensibilità altrui

Perchè allattare in pubblico non è decoroso?

Poco tempo fa una ragazza che stava allattando il suo bambino in un ateneo italiano è stata invitata ad allontanarsi, non è la prima volta che ciò accade e, purtroppo, credo non sarà nemmeno l’ultima ma mi dispiace pensare che ciò sia avvenuto nella mia città e, per giunta, proprio nell’Università in cui ho studiato l’importanza dell’allattamento al seno. Solitamente non mi espongo con pareri personali, su fatti di cronaca men che meno, ma questa volta qualche riflessione voglio farla come ostetrica e come donna.

Premetto che non sono quella che può essere definita “un’ostetrica talebana dell’allattamento”: personalmente sono fermamente convinta dell’importanza dell’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi, dell’allattamento a richiesta così come ritengo fondamentale che vengano spiegati a ogni donna i vantaggi dell’allattamento per se e per il bambino. Sono certa che una buona ostetrica debba sostenere attivamente e concretamente le donne che allattano senza raccontare loro bugie perché, obiettivamente, allattare, anche se può davvero dare grandi soddisfazioni, è faticoso. Detto ciò, penso anche che un’ostetrica debba sostenere una donna che non vuole allattare o che vuole smettere di allattare per un qualsiasi motivo e rispettare la sua scelta (che non è detto sia per forza la scelta più facile).

Ora, per chi non ha letto la notizia, riassumo brevemente il fatto: ci troviamo all’interno dell’Universitá di Parma, una mamma si trova a dover allattare il proprio bambino e quindi si appresta a farlo (coprendosi con una sciarpa), dopo pochi minuti viene invitata da una vigliante a smettere di allattare in quanto il luogo non è idoneo e, inoltre, ciò potrebbe ledere la sensibilità degli studenti. (per chi vuole approfondire ecco alcune testate che hanno trattato l’argomento: Il Giornale; Il Fatto Quotidiano; Gazzetta di Parma…. ma ce ne sono tante altre ).
Non voglio dare colpe a nessuno ma dico una mamma che allatta lede la sensibilità di studenti universitari? Con tutto quello che passa inosservato in televisione o sui social davvero è questo a ledere la sensibilità di studenti maggiorenni? E, soprattutto, perché dovrebbe? Per un seno magari un po’scoperto? No perché, diciamocelo, allora non si dovrebbe più guardare una puntata di alcun reality show, nessun video musicale e nemmeno andare su una spiaggia in estate.

Ma oltre al fatto in se, che volendo essere estremamente comprensivi potremmo ricondurlo a un eccesso di zelo, a infastidirmi sono stati alcuni (e nemmeno così pochi) commenti dei lettori delle varie testate giornalistiche. La cattiveria con cui alcune persone hanno condannato questa donna e il fatto di aver allattato il suo bambino di pochi mesi all’interno dell’ateneo. C’è chi parla di progressivo degrado, chi dice che un tempo c’era più pudore, chi la mette in campo politico, chi parla addirittura di provocazione e anche chi sostiene che la signora si sarebbe dovuta rinchiudere in bagno a far certe cose.
Per carità ognuno, fortunatamente, è libero di avere il suo pensiero ma facciamo giusto qualche considerazione:

1) Siamo mammiferi e la natura ha fatto sì che i bambini di pochi mesi per essere nutriti venissero allattati al seno dalla madre: ciò significa che questo è il loro modo naturale per mangiare. Se pensiamo che il loro modo di mangiare sia tanto indecoroso da doversi nascondere perché non pensiamo lo stesso quando, in una sala pubblica come quella di un ristorante, addentiamo un bel pezzo di pizza o ci mettiamo a mangiare un bel gelato in centro città? Perché quando siamo affamati e magari pure stanchi non corriamo di corsa in bagno a mangiare ma magari ci rechiamo in un fast food pieno di gente? In fondo stiamo facendo la stessa cosa: ci stiamo nutrendo in pubblico.

2) L’OMS raccomanda l’allattamento a richiesta ovvero che il bambino non sia allattato a orari prestabiliti ma che gli venga offerto il seno quando lo richiede. Un bambino di 2 mesi può richiedere di essere allattato ogni 3 ore, alcuni lo richiedono ogni 2, in alcuni momenti anche ogni ora perché, alla fine dei conti, essere allattato non è solo un modo per essere nutriti ma anche un modo per stare bene, per essere confortati, per stare con la mamma (sono stati protetti dentro alla sua pancia per 9 mesi ci vuole un po’per abituarsi a star fuori da soli!!!). Ora, se come ci indica l’OMS vogliamo promuovere l’allattamento a richiesta, le opzioni sono 2: o rinchiudiamo le madri in casa almeno fino ai 6 mesi del bambino, e trovo l’opzione un po’impraticabile, oppure facciamo sì che ci siano zone dove le madri possano allattare con tranquillità anche se in spazi pubblici (tipo i Baby pit stop). Certo se questi spazi non ci sono forse un po’di tolleranza e comprensione potrebbe essere una gradita soluzione.

3) Un bambino di due mesi quando ha fame ha fame e richiede di essere nutrito indipendentemente che si trovi in casa, in un museo, in un luogo di culto o proprio in un’Università.

4) È dello scorso agosto un articolo comparso sul sito dell’Unicef secondo cui solo il 40% dei bambini del mondo vengono allattato al seno (meno della metà!), diciamo pure che abbiamo un largo margine di miglioramento ma che, forse, se mortifichiamo le donne che cercano di condurre un allattamento a richiesta la strada non sarà così facile.

5) In Italia, a differenza che in altri Paesi d’Europa, non ci sono leggi ne pro ne contro l’allattamento al seno in pubblico quindi direi che parlare di offesa al pudore è fuori luogo. La legge non vieta di allattare in pubblico anche se ciò significa scoprire almeno in parte il seno. Eccolo spiegato qui.

Sia ben chiaro che con questo non voglio dire che tutte le donne dovrebbero allattare in pubblico ma che ogni donna dovrebbe essere libera di farlo qualora lo ritenesse necessario. Non per tutte le madri allattare fuori casa è così facile, alcune non vogliono proprio farlo, perché è innegabile che allattare in uno spazio pubblico, nella nostra società, è un tabù. Questa mamme a volte sono un po’ combattute tra quelle che sono le esigenze del loro bambino e le loro e di certo i commenti di disapprovazione non le aiutano.

In conclusione vorrei che ogni donna potesse decidere di allattare o non allattare in pubblico, vorrei che una donna che allatta al seno fosse guardata allo stesso modo di una donna che allatta col biberon e viceversa, vorrei che il bisogno di un bambino di essere allattato venisse anteposto alle chiacchiere da corridoio della gente, vorrei che ogni tanto non ci si nascondesse dietro ai tabù e si pensasse un po’di più alla sostanza delle cose e dei gesti.

Ah un ultimissima cosa, invito chi dice che un tempo l’immagine di una donna che allatta non si sarebbe mai vista in pubblico di fare una rapida ricerca su Google immagini digitando “madonna del latte”( e questi sono solo pochi di numerosi esempi).

In forma dopo il parto? si riparte dal perineo

Basta digitare su Google “rimettersi in” e tra i primi suggerimenti di ricerca compare subito “rimettersi in forma dopo il parto”, vi lascio solo immaginare la miriade di articoli che escono dopo aver cliccato su “cerca”.

Quello di tornare in forma dopo il parto è effettivamente uno dei desideri di molte neo-mamme: il corpo è cambiato parecchio nei 9 mesi di gravidanza, ora che il bambino è nato sarebbe bello tornare come prima o quanto meno avvicinarcisi e poi ci sono quei chili messi su in gravidanza…

Ora, tra le mille diete e i programmi di allenamento da campione olimpico che la rete propone alle mamme, cerchiamo di fare chiarezza.

1- Il corpo non cambia solo in gravidanza ma anche nei mesi dopo il parto: è importante dargli tempo, sono cambiamenti dettati dalla natura che devono esserci.

2- Capitolo dieta: il corpo deve recuperare e quindi deve essere correttamente nutrito. Se stiamo allattando, tutto ciò che introduciamo passa al nostro bimbo; analogamente se non assumiamo alcuni nutrienti non riusciremo a darglieli. Dopo parto è importante avere una dieta varia, equilibrata e che soddisfi il nostro fabbisogno (per intenderci forse non è il momento di fare la dieta dimagrante) e soprattutto avere un corretto apporto di liquidi.

3- ma quindi attività fisica dopo parto si o no? Assolutamente si ma fatta in modo corretto!

L’attività fisica ha molti effetti benefici e può aiutare a ridurre lo stress della neo-mamma e a migliorare la sua autostima; bisogna, però, seguire alcune regole:

– aspettare 40 giorni prima di rimettersi a fare attività (per essere sicure si può chiedere il parere del ginecologo)

– eseguire un attività blanda, soprattutto all’inizio, (camminata, ginnastica dolce,…) e rispettare i tempi di riposo

– non avere fretta di ottenere risultati

– la remise en forme deve partire dal perineo

PERCHE’ PARTIRE DAL PERINEO?

La zona perineale è stata molto sconquassata nel corso della gravidanza e potrebbe aver riportato danni col parto, molto probabilmente il nostro pavimento pelvico sarà un po’più debole di prima.

Ogni volta che compiamo uno sforzo, e quindi anche quando facciamo semplici esercizi, lo sforzo si ripercuote sul nostro pavimento pelvico che, se non è pronto e allenato, alla lunga potrebbe danneggiarsi e indebolirsi ulteriormente aumentando il rischio di disfunzioni pelvi-perineali.

Questo avviene sempre anche al di fuori dell’evento nascita ma dopo il parto i rischi sono maggiori quindi l’attenzione deve essere doppia.

Inoltre esistono tanti esercizi utili sia per imparare a conoscere il pavimento pelvico e tanti modi per integrarli a un programma di allenamento in modo da poter fare attività fisica divertendosi e senza correre troppi rischi: basta chiedere alla propria ostetrica.

Che dire, fare un po’di sana attività fisica dopo il parto è sicuramente utile a tutte le mamme e, in unione agli esercizi per il pavimento pelvico, può diventare una bella occasione per far prevenzione!